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O forse alle vostre parole manca lo sguardo del lettore, e invece di cercare con ostinazione questo, badate solo a che tutto appaia buono e gradevole.

Scrivere è soprattutto una questione di sguardi. Se e quando si incrociano (quello di chi scrive, e di chi legge), è fatta.

(Marco Freccero)

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Dichiarerà nella sua deposizione: «Dopo essermi avvicinato ai tre che erano gomito a gomito, e chiarisco che tutto si svolgeva in un metro quadro, la cosa che sul momento mi ha colpito di più è stata la quantità di sangue su di loro e sulla ragazza. Ho allontanato il terzo giovane, quello che la teneva, le mani sulle spalle, ferma contro l’angolo del muro ed ho aiutato la ragazza a sollevarsi e a ricomporsi».
Esterrefatti dall’ intervento del brig. Fragassi e dei suoi due amici, i tre giovani non oppongono resistenza, ma protestano, seccati: «Ma ché, ci arrestate per così poco?».
— Questo e ben altri orrori su : LIBRETTO DELLA MEMORIA IN RICORDO DI MARINELLA di MFLA
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La verità è che quando siamo in mezzo agli altri preferiamo non vedere, non vederli, perché ci costringono a vederci. Preferiamo i sentimenti preconfezionati, quando è festa siamo allegri, quando è il momento di scandalizzarsi ci scandalizziamo. Provare qualcosa di autentico è troppo faticoso e doloroso e quindi ne facciamo a meno ogni volta che possiamo. L’abitudine di non mostrare ciò che proviamo, però, un po’ alla volta ci fa perdere ciò che proviamo e ciò che provano gli altri. Non siamo capaci di intercettare la sofferenza, se la intravediamo facciamo finta di niente. Passiamo per la vita, per il mondo, per le cose, senza esserci.

Allora, ricominciamo daccapo. Che cos’è la violenza? Siamo sicuri di non esserne autori?

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